L’architetto Marco Bernardi, curatore del volume «Non solo Case ma Luoghi», è intervenuto alla presentazione svoltasi alla chiesa di Belvedere nei giorni scorsi. Ecco il testo del suo intervento.
L’Italia al termine della seconda guerra mondiale, con l’immane disastro provocato da Mussolini e dal Fascismo in generale, si vide costretta a dover ricostruire un intero Stato. Dopo le prime immediate soluzioni ai bisogni più contingenti, attuate grazie anche all’aiuto del Piano Marshall, in Parlamento, nel 1948, Amintore Fanfani quale ministro governo De Gasperi, presentò il disegno di legge dal titolo “Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per il lavoratori” che fu tramutato in Legge l’anno successivo.
Fu dato vita a quello che poi venne denominato PIANO INA CASA o meglio conosciuto anche come “Piano Fanfani” che prevede due organi: uno di indirizzo politico chiamato Comitato di Attuazione, l’altro, tecnico gestionale, denominato Gestione INA CASA, così definito in quanto fu individuato proprio l’Istituto Nazionale di Assicurazione per l’assunzione di tale compito per la sua capillare presenza sul territorio.
Per realizzare gli alloggi, o meglio, i Quartieri fu ideato il sistema di finanziamento che gravava in quota parte su bilancio dello Stato, sui lavoratori dipendenti, mediante una specifica trattenuta dalla loro busta paga, oltre altrettanti precisati contributi a carico dei datori di lavoro.
Per l’assegnazione dei singoli alloggi furono redatte delle graduatorie con priorità ai lavoratori con famiglie più bisognose.
Il primo piano Piano INA Casa ebbe una durata di sette anni dal 1949 al 1956: in questo periodo fu realizzato il Quartiere dell’Isolotto ed il 6 novembre 1954 il Sindaco Giorgio La Pira, insieme al Cardinale ed amico Elia Dalla Costa, consegnò le chiavi a quasi mille famiglie.
Dal 1956 al 1963 si concretizzò il secondo periodo quando Pistoia videla realizzazione del Villaggio Belvedere, iniziato e terminato all’interno questo arco temporale;
Finita la stagione dei Piani INA Casa iniziò quello della GESCAL, terminata poi nel 1973. Da allora, fino ai nostri giorni, il Parlamento non ha più approvato un progetto strutturato simile Anzi per troppi anni si è teorizzato che la cosiddetta Case Popolari non fosse una priorità o quantomeno non sono mai state individuate risorse finanziare specifiche se non rimedi tampone estemporanei.
Nel 2012 fu ricordato il cinquantesimo anniversario della costruzione del Villaggio Belvedere con la realizzazione di un emozionante documentario a cura di Laura Billi, Luigi Pulcini, Andrea Zanchi ed Alvaro Bizzarri.
Fondazione Turati, per ricordare l’attività svolta da Antonio Cariglia – principale artefice della realizzazione del Villaggio, sia nella sua veste di Consigliere Comunale che come di Presidente dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Pistoia – ha voluto la pubblicazione di una successiva documentazione, non tanto per aggiungere un’ulteriore testimonianza di ricostruzione storica, ma per segnalare la necessità di un rinnovato impegno per il rilancio dell’Architettura Sociale.
Offrire uno spunto di riflessione per tutti noi abitanti cittadini e per quanti hanno la responsabilità della costruzione e gestione delle città: amministratori pubblici da una parte e tecnici progettisti dall’altra.
Riscoprire il vero concetto di Architettura Sociale che non contempla solo banalmente Edilizia, pubblica o privata che sia, ma un orientamento che integra i principi dell’architettura, della progettazione urbana e dell’urbanistica con le istanze sociali e culturali di una comunità.
Si tratta di un’ottica che va oltre la semplice costruzione di edifici, ponendo al centro le relazioni umane, il benessere collettivo e la creazione di spazi che promuovano la coesione sociale e il senso di appartenenza
Vale a dire trasformare gli SPAZI in LUOGHI.
Lo spazio può essere inteso indefinito, altrimenti definito, circoscritto, come un contenitore vuoto, oppure riempito da beni materiali.
Tutti i beni materiali hanno un costo: edifici, piazze, strade, piste, panchine, altalene per l’appunto costano, che tutti, chi più chi meno, sono in grado di realizzare – chi in un modo, chi in un altro – ma comunque avendo a disposizione, sempre e comunque, risorse finanziarie magari messe a disposizione qualcun altro.
I “Luoghi” al contrario, per loro natura, non possono essere che gratuiti e per realizzarli sono necessarie altri tipi di risorse per l’appunto immateriali: idee, passione, progettualità sociale tecnica ed economica, competenza, conoscenza, memoria e soprattutto “Visione”.
Visione che persone come Cariglia da un lato e Fanfani dall’altro sicuramente hanno dimostrato di avere avuto, come hanno tutti i veri Riformisti, quelli proiettati sempre a cercare di migliorare il mondo rispetto a come lo hanno trovato.
Ma perché diciamo che i luoghi non costano, cosa cerchiamo di dire: la parola “gratuito” ha almeno due significati del tutto diversi fra loro: il primo che non si paga e il secondo che non si spiega.
E allora con la presentazione del Libro “NON SOLO CASE MA LUOGHI” lanciamo uno spunto di riflessione agli amministratori e ai tecnici e a tutti gli operatori delle Città: se parlassimo di Città gratuita?
Una Città che sia veramente in grado di sviluppare un senso di gratitudine!
Vale a dire quando la città ci fa felici, non perché abbiamo dei meriti particolari, ma perché semplicemente siamo al mondo.
Quando la città ci rende felici non perché abbiamo il giusto accento, non perché parliamo la lingua giusta, o seguiamo la giusta religione, o fruiamo del il giusto timbro sul passaporto, o abbiamo trascorso il giusto numero di anni nelle scuole, magari quelle giuste, o perche ci siamo specializzati in un certo paese piuttosto che in un altro!
Quando non abbiamo fatto nulla per meritarlo: quando siamo nelle condizioni di esserci con il nostro corpo con la nostra sensibilità, con le nostre storie, sia personali che comunitarie, contribuendo con il nostro Essere a fare Città.
Marco Bernardi

