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uneba

La lungodegenza verso il collasso

Le RSA si sono trasformate da tempo in strutture sanitarie i cui costi non vengono riconosciuti. Ora le recenti sentenze della Cassazione per l’Alzheimer stanno facendo esplodere il problema. Il grido di allarme di Uneba Veneto.

Come era facilmente prevedibile le recenti sentenze della Cassazione che mettono integralmente a carico del SSN la retta di degenza in RSA per i malati di Alzheimer stanno provocando nel settore una vera e propria rivoluzione che però, almeno per ora, la politica nazionale e delle varie Regioni fa ancora finta di non vedere. Ha sollevato recentemente il problema il presidente di Uneba Veneto con una lettera aperta al presidente della Regione Veneto.
Di seguito riportiamo il comunicato stampa con il quale Uneba Veneto ha dato notizia della presa di posizione dell’associazione. I punti focali del problema sono puntualmente elencati nel comunicato ma tutti riconducono al un punto centrale sul quale noi di Senzetà abbiamo recentemente aperto un confronto: serve una riforma del SSN che metta al centro il tema della lungodegenza e del suo finanziamento. Bisogna infatti prendere finalmente atto che nel corso del tempo le RSA  si sono trasformate in strutture sanitarie chiamate ad assistere persone anziane affette da una pluralità di patologie fra le quali la parte del leone la fanno le demenze.

Comunicato stampa Uneba Veneto – In Veneto la qualità delle cure agli anziani fragili rischia di abbassarsi e i centri servizi per anziani rischiano di dover chiudere se non si arriva rapidamente a una nuova regolamentazione della retta della Rsa per le persone malate di Alzheimer o con elevato fabbisogno sanitario.

Lo grida Uneba Veneto, voce di 112 organizzazioni non profit dedite all’accoglienza dei più fragili, in una accorata lettera aperta al presidente della Regione Alberto Stefani, agli assessori Filippo Giacinti e Paola Roma, alla presidente della V Commissione Manuela Lanzarin e all’Avvocatura regionale.

A seguito delle varie sentenze della Cassazione, continuano a crescere i ricorsi delle famiglie dei malati di Alzheimer: smettono di pagare la retta, chiedono la restituzione di arretrati, o chiedono rimborso di quanto speso per familiare ora defunto, fino a 10 anni fa.

Le cause sono intentate ai centri servizi, ma il pagamento del costo dell’assistenza dovrebbe diventare a carico per intero delle Ulss, quindi della Regione Veneto.

CENTRI SERVIZI, REGIONI, FAMIGLIE: LE CONSEGUENZE DELL’IMMOBILITÀ

Senza ricevere pagamenti per il lavoro svolto dai propri operatori e con cause pendenti per i rimborsi, i centri servizi non possono sopravvivere a lungo. Ampia fetta degli ospiti di Rsa sono affetti di Alzheimer al momento dell’ingresso o lo sviluppano in seguito. Se tutti i familiari, stante l’attuale orientamento della giurisprudenza, facessero ricorso il sistema sociosanitario collasserebbe.

Dopo i centri servizi, successiva a pagare le conseguenze della mancanza di una norma chiara sarebbe la Regione Veneto, chiamata a pagare “Tali situazioni rischiano di incidere pesantemente anche sul bilancio regionale”, scrive alla Regione il presidente di Uneba Veneto Francesco Facci. Sono in ballo milioni di euro.

Dopo i centri servizi e la Regione, a rimetterci sarebbero i malati e le famiglie. Quale struttura accoglierebbe un malato di Alzheimer, sapendo di non essere pagata? Quanto costerebbe accogliere tutti i malati di Alzheimer in ospedale? Verrebbe abbassata la qualità delle cure per permetterne una affannosa sostenibilità, a danno della dignità dei più fragili? Quante famiglie non saprebbero più a chi chiedere aiuto per un genitore anziano e non autosufficiente?

LE RICHIESTE DI UNEBA VENETO

Tre le richieste di Uneba Veneto alla Regione:

  1. intervento normativo regionale e nazionale sui criteri di compartecipazione alla spesa per l’accoglienza residenziale (tipo Rsa) di soggetti affetti da morbo di Alzheimer e da altre patologie degenerative e/o psichiche.
  2. stesura di un protocollo regionale per accertare la sussistenza della patologia – e quindi il tipo di assistenza, e di compartecipazione alla retta – prima dell’ingresso nelle strutture
  3. definizione chiara delle modalità e delle condizioni di permanenza per gli ospiti già residenti 

FEDELI AI VALORI

Anche con i ricorsi pendenti e anche con le rette non pagate, i centri servizi continuano ad assistere i malati di Alzheimer: lo chiede la legge, lo esigono i valori per cui queste strutture sono nate: assistere i fragili del territorio.

Uneba Veneto evidenzia altre due criticità legate alla situazione di incertezza normativa.

SE LE PRESTAZIONI SONO SANITARIE, LE RSA SONO ANCORA ADEGUATE?

“Qualora si consolidasse definitivamente la ricostruzione normativa fatta propria dalla Corte di Cassazione – scrive Facci di Uneba Veneto- sussisterebbero non pochi dubbi in merito all’effettiva possibilità (ed anche alla vera e propria legittimità) di ospitare, presso strutture socio-assistenziali, non sempre adeguatamente attrezzate in proposito in base agli attuali standard regionali, soggetti sostanzialmente – ed anche formalmente – necessitanti di prestazioni prevalentemente sanitarie”. Cioè potrebbe emergere che le attuali Rsa non possono ospitare malati di Alzheimer. Chi si prenderebbe cura, allora, di migliaia di cittadini fragili?

PERCHE’ CHI TIENE A CASA UN MALATO DI ALZHEIMER VA PENALIZZATO?

Rendere gratuita per l’utente e al 100% a carico della Regione la Rsa per chi è malato di Alzheimer sottolinea Uneba Veneto, è di equità sociale dubbia.

“Si sostanzia – scrive Uneba Veneto alla Regione – un’innegabile disparità di trattamento tra i soggetti affetti da morbo di Alzheimer (o da disabilità psichiche) che permangono nel proprio domicilio – e che quotidianamente utilizzano per la loro sussistenza la propria indennità di accompagnamento e le loro pensioni civili o di invalidità -, rispetto a quelli accolti presso Centri Servizi che, accedendo alla pronuncia della Corte di Cassazione, potrebbero invece accumulare tali importi, venendo la retta di degenza integralmente corrisposta dall’Ulss di riferimento”. Perché la famiglia che con fatica e amore si prende cura a casa del proprio anziano malato deve essere penalizzata?

La questione, oltretutto, dai malati di Alzheimer si estende ad altre patologie degenerative e/o psichiche ed in generale a tutti gli anziani in Rsa con elevato fabbisogno sanitario oltre che assistenziale. Il rischio è che i ricorsi si espandano fino a portare al collasso il sistema.

Ufficio stampa | 16 Luglio 2026 - 4:01 pm
16 Luglio 2026 | Ufficio stampaPubblicato in: Notizie, Primo pianoArgomenti: anziani

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