Senza vere riforme, la sanità andrà sempre più in affanno. La società italiana non è più quella degli anni in cui nacque il SSN. Oggi l’emergenza è rappresentata dalla lungodegenza. Il ruolo del Terzo settore. Su “Senzetà”, il giornale online della Fondazione Turati, un intervento di Giancarlo Magni, consigliere e in passato presidente dell’ente.
L’evoluzione della demografia del Paese e di conseguenza del quadro epidemiologico generale pongono al nostro Sistema Sanitario Nazionale problemi di non facile soluzione. I numeri sono impietosi. Secondo l’ultimo rapporto ISTAT, marzo 2026, già oggi gli over 65 sono il 25,1 per cento della popolazione. Diventeranno il 30 per cento entro il 2030. In Europa siamo il Paese con il più alto numero di anziani e il più basso numero di giovani. Siamo anche il Paese con una delle più alte speranze di vita a livello mondiale, circa 84 anni. In base alle statistiche però la vita “in buona salute” si ferma a 58 anni. “Questo implica – ha puntualizzato il Prof. Brusaferro, ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’università di Udine – oltre 25 anni trascorsi convivendo con malattie croniche o disabilità”. Se invece che al 2030 facciamo una proiezione al 2050 la situazione peggiora sensibilmente perché a fronte di un progressivo aumento della popolazione ultra ottantenne, e anche ultra centenaria, registriamo inevitabilmente un sensibile aumento delle disabilità e della diffusione di patologie degenerative come la demenza e l’ Alzheimer.

