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La valutazione dell’umanizzazione delle strutture di ricovero

Agenas insieme all’Agenzia di Valutazione Civica di Cittadinanzattiva e alle Regioni e PA ha sviluppato un progetto di ricerca per la valutazione ed il miglioramento della qualità dei servizi sanitari, cui è affidato il compito non solo di curare la malattia, ma prendersi cura del paziente, delle sue esigenze e fragilità.

“Questo approccio parte dal presupposto che in un ospedale il paziente, proprio per la sua particolare condizione che lo obbliga a una cesura dolorosa con le abitudini quotidiane, è più fragile e sensibile. Il ragionamento sull’umanizzazione degli ospedali non può quindi prescindere da un superamento del modello bio-medico a favore del più complesso modello bio-psicosociale della malattia con uno spostamento del focus assistenziale dalla “malattia” alla “persona” nella sua interezza” [1]

Lo scopo della ricerca è stato quello di costruire un set di indicatori (individuati con una procedura

partecipata) per la rilevazione del grado di umanizzazione presente nelle strutture di ricovero.

Il concetto di “umanizzazione” è stato articolato in quattro fattori:

  • processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla specificità della persona;
  • accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di cura;
  • accesso alle informazioni, semplificazione e trasparenza;
  • cura della relazione con il paziente e con il cittadino

Per quanto riguarda la metodologia con la quale è stata condotta la ricerca, il punto di partenza è stata la elaborazione di una checklist formata da 140 indicatori, condivisi dal gruppo di volontari che ha partecipato alla rilevazione, composto da cittadini e operatori delle strutture ed applicati ai 54 presidi ospedalieri che hanno partecipato all’indagine.

A ciascuno dei fattori messi sotto esame si è dato un voto, da 1 a 10: la media dei voti riscontrati si attesta sopra la sufficienza, anche se non di molto.

Il punteggio più alto – pari a 7,12 – è assegnato all’accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di cura mentre il più basso – 6,39 – è appannaggio dei processi assistenziali ed organizzativi orientati al rispetto ed alla specificità della persona

[1] (2Uno strumento per valutare il grado di umanizzazione delle strutture di ricovero” di Angelo Tanese, Alessandro Lamanna e Rosapaola Metastasio) in Monitor 32

punteggimedi

La ricerca tuttavia mette in luce una grande variabilità tra i diversi elementi che compongono ogni singolo fattore e anche tra le diverse strutture.

Così, ad esempio, nel fattore “processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla specificità della persona” il rispetto dell’anonimato e la protezione dei dati sensibili ottiene una valutazione assai positiva – 8,03 – mentre il rispetto delle esigenze di culto si ferma a un punteggio appena sufficiente, di 6,12 ed il rispetto delle specificità linguistiche (materiali informativi multilingue, servizio

di interpretariato, ecc.).risulta assai insufficiente con una valutazione media di 4,62.

Lo scarto tra le strutture è ancora più ampio con realtà che registrano votazioni che arrivano a 9,3, mentre altre si fermano a 2,9

fattoreI

All’interno del fattore “accessibilità” ottengono un’ alta valutazione i reparti “a misura di bambino” (8,85), ma insufficiente il lavoro rivolto ad eliminare le barriere architettoniche (5,15): sotto la sufficienza (5,71) anche le dotazioni e caratteristiche dei reparti di degenza.

L’intervallo dei punteggi relativi al fattore va da un minimo di 3,6 ad un massimo di 8,7.

L’accessibilità dal punto di vista delle barriere architettoniche è acquisita in tutte le strutture (l’indicatore “Presenza di almeno un percorso accessibile per disabili motori” ha registrato il punteggio massimo, ossia 10).Gli indicatori che abbassano drasticamente la media di tale elemento sono dunque quelli che riguardano l’eliminazione di barriere relative ad altre disabilità, quali quelle sensoriali: gli accorgimenti che consentono ai non-vedenti e agli ipovedenti di accedere ad alcune aree come Centro Prelievi, URP e CUP sono, infatti, pressoché assenti, segnalando la sussistenza di un grave ritardo da parte degli ospedali/case di cura valutati su questo tema.

fattoreII

Per quanto riguarda l’accesso, valutazioni positive per le semplificazioni nell’accesso alle prestazioni (8,86) e per l’accessibilità attraverso il web (7,41), ma ancora difficili le modalità di prenotazione (5,21), così come non raggiunge la sufficienza (5,67) l’accesso alla documentazione sanitaria.

Le valutazioni del fattore oscillano da un minimo di 3,7 ad un massimo di 9,7.

fattore3

Per quanto riguarda la cura della relazione con il paziente tutti i singoli elementi raggiungono una valutazione positiva, da un massimo di 7,46 per l’assunzione di impegni nei confronti del cittadino ma non si può ignorare che questo comprende votazioni eccellenti (che arrivano a 10) ma anche valutazioni assolutamente insufficienti (che si fermano a 2,1).

fattore4

«Misurare l’ umanizzazione, che non significa solo educazione e gentilezza, permette a ciascuna struttura di sapere cosa non va, per correggersi – dice Francesca Moccia, direttore dell’Agenzia di valutazione civica di Cittadinanzattiva – spesso bastano piccoli accorgimenti, senza costi aggiuntivi, per stare più vicini ai malati e rispettare le loro esigenze» .

Fondazione F.Turati Onlus | 26 Febbraio 2015 - 4:16 pm
26 Febbraio 2015 | Fondazione F.Turati OnlusPubblicato in: Notizie, Primo piano

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